P. Mauritius Wilde, Priore di Sant’Anselmo

Quest’anno, il Collegio Sant’Anselmo ha segnato il Natale con alcune tradizioni uniche in risposta alla pandemia del Covid-19, ma alcune cose rimangono sempre le stesse. Come al solito, il giorno di Natale il Padre Priore Mauritius Wilde ha presieduto la Messa, pronunciando un’omelia che includiamo di seguito. Dopo il nostro pranzo festivo, la comunità e gli studenti e le studentesse del “Theologisches Studienjahr Jerusalem” si sono uniti in una tradizione che abbiamo preso in prestito dall’Associazione del governo studentesco dell’Ateneo: una piñata messicana tradizionale. Le punte della piñata di cartapesta simboleggiano i peccati che combattiamo fino alla vittoria, e i nostri sforzi virtuosi sono ricompensati con caramelle che fuoriescono per ricompensare l’intera comunità. Puoi vedere tutto il divertimento che abbiamo avuto nelle nostre foto, che appaiono sotto l’omelia. Il Collegio Sant’Anselmo coglie l’occasione per augurare a tutti un Buon Natale, un Felice Anno Nuovo e una trasformativa Epifania.

Cari fratelli e sorelle,

“Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la salvezza”, dice il profeta Isaia nella prima lettura. “Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.”

“Salvezza” – che bel suono che ha questa parola in questi giorni. Salvezza – essere sano e salvo. Come desideriamo in questo periodo che ognuno di noi, che tutti gli uomini del mondo, siano di nuovo sani e salvi.

Però, così mi ha detto qualcuno recentemente, quest’anno non possiamo celebrare il Natale, perché l’avvento continua, siamo ancora in attesa, perchè aspettiamo ancora: i vaccini, la possibiltà di toccarci e abbracciarci, il recupero dell’economia, l’immunità di gregge, la fine della pandemia. Ancora stiamo aspettando – come potrebbe esserci il Natale?

L’evangelista Giovanni canta: “Era nel mondo, e il mondo è stato fatto per mezzo di lui. Eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.”

Perché gli uomini non hanno accolto il Figlio di Dio? Perchè non si aspettavano questo tipo di salvezza. Aspettavano un eroe che venisse con tanta forza per liberare il popolo d’Israele. Aspettavano che ritornasse Elia. Avevano le loro idee su come essere salvati. E forse anche noi siamo così: non lo accogliamo perché abbiamo il nostro concetto di come lui dovrebbe essere. Come dovrebbe sembrare la nostra salvezza.

La salvezza invece viene come una sorpresa totale. Viene durante la notte. Viene e si presenta agli umili: prima a Maria, a Giuseppe, poi ai pastori, finalmente ai magi dall’estero. E, soprattutto, viene come un bambino. Viene come un individuo debole, molto debole, piccolissimo, dipendente da una madre, vulnerabile.

La salvezza che viene da Dio rompe i nostri concetti. Anche il concetto di una redenzione immediata, completa, istantanea.

Con Cristo, la salvezza diventa una storia. Poiché Dio diventa uomo, la redenzione si realizza nella nostra storia. Come un bambino che cresce, che si sviluppa, che mostra la sua bellezza già dall’inizio, ma rivela tutto il suo essere poco a poco, così Gesù: continua a sorprendere il suo popolo, anche dopo la sua nascita.

Quando parla con autorità nella sinagoga già da adolescente,
quando sorprende i suoi per come tratta le prostitute, i pubblicani, gli stranieri,
per come parla con Dio come con il suo papà,
per come tocca gli uomini, per come si lascia toccare, e per come li guarisce,
per come perdona i peccati,
per come soffre – lui, la salvezza! – la salvezza soffre!
per come si sacrifica – la salvezza si sacrifica!
per come muore – il Verbo eterno muore! La gloria del Signore muore!
per come risorge al terzo giorno e manifesta la vittoria finale della salvezza sopra ogni peccato, malattia e morte.

Così il Signore ci rivela che la sua salvezza viene in modo diverso da come pensiamo, che la sua salvezza – sebbene già presente totalmente nel bambino – si rivela poco a poco, perchè noi possiamo accoglierlo solo pian piano, perché siamo uomini deboli.

Così anche la nostra vita diventa una storia di salvezza in cui Dio si rivela poco a poco a noi. Come dice Giovanni: “A quanti però lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio.” La salvezza è un diventare. Se ci assimiliamo a Cristo, diventiamo anche noi figli di Dio come lui, in cui è presente la luce, la pace e la salvezza.

In questo senso, oggi, a Natale, comincia davvero qualcosa nuovo. Oggi celebriamo un inizio essenziale e fondamentale. Non continua l’attesa. Comincia la salvezza, la salvezza, però, che vuole essere rivelata, sviluppata. La salvezza che è completa in Cristo, però – per noi – si presenta nel tempo cosicché anche noi possiamo diventare figli di Dio.

***

Carissimi, la pandemia è sopraggiunta come una sorpresa. Nessuno l’aspettava. Così siamo ancora un poco paralizzati, vero? Siamo anche un po’ timidi per quello che verrà. Oppure siamo fatalisti: “Chissà che cosa viene dopo…”

Invece, cari fratelli e sorelle, la vera sorpresa viene dal Signore. Il fatalista e il timido non aspettano una sorpresa positiva. Non aspettano la salvezza.

La pandemia è una sfida per quasi tutti. A coloro che non la vivono come una sfida, io dico: rivolgetevi a coloro che soffrono e aiutateli.

A tutti gli altri chiedo: Credete che fra tutte le sfide di questi giorni, Dio – poco a poco – si riveli – prima di tutto per me, personalmente, ma anche per noi, insieme, come suo popolo?

Dio vuole sorprenderci ogni giorno. Proviamo a camminare in questi giorni con questa curiosità: dove mi sorprende Dio oggi? Sono curioso. Dove nasce lui, improvvisamente? Dove si sviluppa, nella mia vita, la mia salvezza? Dove divento io, ancor più sano e salvo, ancor più, figlio o figlia di Dio?

Così diventa vero ciò che dice il profeta: “Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.”

Omelia pdf

Foto : Piñata di natale 2020

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